Coat of arms
Tor Pignattara non ha uno stemma. Non è una stranezza: uno stemma lo hanno i comuni, i rioni, i quartieri istituiti per delibera, e Tor Pignattara non è nessuna di queste cose. È un nome che la gente usa per un pezzo di città a cavallo della Casilina, e la Casilina, da Porta Maggiore a via di Centocelle, è proprio il confine fra due quartieri ufficiali: a nord il Q. VII Prenestino-Labicano, a sud il Q. VIII Tuscolano.1 Ognuno dei due ha il suo stemma dal 1921. Tor Pignattara ne eredita così due, e non ne possiede nessuno.
Gli stemmi dei quartieri. Il 20 agosto 1921 la Giunta municipale di Roma istituì con la delibera n. 20 i primi quindici quartieri fuori delle mura e assegnò a ciascuno uno stemma; il sedicesimo, Monte Sacro, ebbe il suo nel 1926. Poi più nulla: i diciannove quartieri venuti dopo, dal XVII Trieste al XXXV Lido di Castel Fusano, non hanno un'arme decretata.2 Di quei sedici stemmi esiste soltanto la descrizione scritta, la blasonatura. Dei disegni, secondo chi li ha cercati nell'Archivio Capitolino, non c'è traccia, e sui palazzi dei quartieri, a differenza dei rioni, non è mai stato apposto nulla.3 Le immagini che circolano oggi, su Wikipedia e altrove, sono letture moderne di quelle righe.
Le righe però sono belle, e hanno un metodo. Ogni quartiere riceve un oggetto solo, preso dal paesaggio o dall'antichità del posto: il berretto del flamine per il Flaminio, il faro per l'Ostiense, la nave per il Portuense, la testa di Giano per il Gianicolense, il monte con il ponte sull'Aniene per il Nomentano. Ai due quartieri di Tor Pignattara toccarono la campagna e la vigna. Il Prenestino-Labicano è «spaccato d'argento e di rosso al cornucopia d'oro ricolmo di frutta al naturale»: uno scudo diviso in due, bianco sopra e rosso sotto, con un corno dell'abbondanza. Il Tuscolano è «d'argento alla collina tricipite di verde, con la vite di uva verde fruttifera di porpora»: tre colli verdi su fondo bianco, e una vite carica d'uva.
Quello che c'è già. Un'insegna, in verità, Tor Pignattara la porta nel nome. Sulla via Labicana, al terzo miglio, dentro la tenuta imperiale detta ad Duas Lauros, «ai due allori», Costantino fece costruire fra il 315 e il 326 un mausoleo rotondo, per sé; vi fu sepolta invece sua madre Elena, morta nel 328.4 Per alleggerire la cupola i costruttori annegarono nella muratura delle anfore vuote, e nel conglomerato del rudere le anfore restano a vista, come pentole murate: le pignatte. Nel Medioevo il rudere era la Torre delle pignatte, e la Torre delle pignatte è diventata Tor Pignattara.5 Il quartiere, cioè, si chiama come il suo monumento, e il monumento porta addosso l'oggetto che lo nomina. Non c'è bisogno di inventare un simbolo: c'è da leggerlo.
La pignatta, poi, in araldica esiste già. I Pignatelli, la famiglia napoletana di papa Innocenzo XII, portano «d'oro a tre pignatte di nero», un'arme parlante che gioca sul cognome; dalla loro via Appia Pignatelli prende nome un altro quartiere di Roma, il XXVI, che uno stemma non l'ha mai avuto.6
Una proposta. Con il metodo del 1921, un oggetto solo e radicato nel posto, lo stemma di Tor Pignattara è quasi obbligato: la torre. Come per il confine, anche per lo stemma vale la stessa avvertenza: non è un atto di legge, e non lo sarà. È un segno che si propone a chi abita qui, e vale quanto lo si riconosce. Il disegno verrà.
Footnotes
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Il Q. VII Prenestino-Labicano comprende le zone urbanistiche 6A «Torpignattara», 6B «Casilino» e 6D «Gordiani»; il Q. VIII Tuscolano comprende, fra le altre, la 6C «Quadraro», dove stanno via di Tor Pignattara, il mercato e Villa Certosa. Il confine fra i due corre lungo la Casilina da piazzale Labicano a via di Centocelle. Di che cosa sia Tor Pignattara, e dove, si parla nella pagina Limes. ↩
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Deliberazione della Giunta municipale di Roma n. 20 del 20 agosto 1921, che dispone di istituire quindici quartieri «e di assegnare ad ognuno di essi un proprio stemma» (Quartieri di Roma). Monte Sacro fu istituito nel 1924; il suo stemma, la collina d'oro con otto stelle d'argento e il motto Nunquam sine luce, viene dalla deliberazione governatoriale del 9 aprile 1926. Per i quartieri dal XVII al XXXV l'Armoriale dei rioni e quartieri di Roma annota: «gli stemmi ufficiali non sono ancora stati decretati». ↩
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La Romana Toponomastica: le blasonature sono in Carlo Pietrangeli, Insegne e stemmi dei rioni di Roma (1953), «mentre dei relativi loghi non vi è assolutamente traccia, nemmeno andando a frugare nei meandri più reconditi dell'Archivio Capitolino». I due stemmi riprodotti qui sono le realizzazioni di Parsival su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. ↩
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Il Mausoleo di Elena, sulla Casilina accanto alla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro, sopra le catacombe omonime. Era alto oltre venticinque metri, ne restano diciotto; il sarcofago di porfido di Elena è oggi ai Musei Vaticani. La tenuta ad Duas Lauros si stendeva dalla Porta Sessoriana al terzo miglio della Labicana. ↩
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Così l'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros: nell'alto Medioevo i romani chiamavano il mausoleo «Torre delle pignatte», dalle grandi anfore usate nella copertura della volta. La pigna non c'entra: il Pigneto, di là dalla ferrovia, prende il nome da una fila di pini lungo il muro di villa Serventi. ↩
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Pignatelli: «d'oro a tre pignatte di nero 2 e 1, quelle in capo affrontate». Il Q. XXVI Appio-Pignatelli è del 1961. ↩